La tradizione dell'Acqua di San Giovanni Battista - Parte Guelfa - Ordo Partis Guelfae

2022-08-27 04:10:37 By : Mr. Osapet Rina

Parte Guelfa crede sia giunto il tempo di rinnovare con degna solennità la tradizione dell’Acqua di San Giovanni. I Confratelli e le Consorelle dell’Arcinconfraternita di Parte Guelfa, sempre impegnati nella preservazione dell’ambiente, hanno stabilito di ritrovarsi la notte del prossimo 23 Giugno 2022, vale a dire quella che precede la nascita di San Giovanni Battista da tempo immemore riconosciuta come la notte dedicata alla celebrazione di riti propiziatori e purificatori. Le origini del rituale risalgono alle festività cristiane che, come spesso accade, si sono innestate su una precedente celebrazione pagana chiamata Lithia. Insomma quella di cui stiamo parlando è una notte magica!

Parte Guelfa desidera celebrare la rinascita. La magia è infatti legata al solstizio, il quale segna l’inizio di una nuova e bellissima stagione, l’estate. In questo giorno, il più lungo dell’anno, la natura giunge al suo massimo splendore. Eppure, l’inevitabile slancio spontaneo che vive la terra per ambire alla sua rinascita, è stato nei secoli seguito dai nostri avi con molta apprensione: sciagure quali la siccità o, di contro, l’abbondanza di temporali, oppure il sopravvenire di alcune malattie capaci di colpire in maniera letale alcune specie di piante, fiori e frutti, hanno sempre suggerito agli uomini di porre la massima attenzione al fine di non farsi cogliere impreparati e quindi poter prevenire o, qualora ciò non sia stato possibile, almeno limitare gli eventuali danni provocati dalle suddette calamità naturali. Il rischio di trovarsi con i raccolti rovinati è sempre stato elevato. Per scongiurare tali avversità, la notte di San Giovanni gli uomini accendevano dei falò propiziatori, vedendo nel fuoco un’immagine emulativa del sole, usanza che ancora oggi viene portata avanti, illuminando la sera della festa di San Giovanni con i fuochi d’artificio. Nel contempo, le donne avevano cura di preparare un’acqua assai speciale: l’Acqua di San Giovanni. Questo è il nome della tradizione che nacque per sfruttare la forza e la potenza di piante e fiori intrisi della Rugiada degli Dei. Le credenze popolari sostengono infatti che durante la notte di San Giovanni si possano formare gocce di rugiada dai poteri magici, in grado di agire su piante e fiori, e donare loro una particolare forza. La leggenda sostiene inoltre che questa acqua sia portatrice di fortuna, amore e salute, e che sia capace di allontanare malattie e calamità. Essa è pure la Protettrice con la P maiuscola dei raccolti.

Per preparare l’Acqua di San Giovanni occorre raccogliere una misticanza di erbe e fiori spontanei. Nella scelta dei fiori e delle erbe non esiste una vera e propria regola: generalmente ci si lascia ispirare dal proprio istinto, scegliendo tra le specie che si hanno a disposizione. In questo periodo si raccolgono in base alle fioriture presenti nel proprio territorio i fiori di iperico, la lavanda, l’artemisia, la malva oppure fiori e foglie di menta, rosmarino e salvia. Si possono trovare e raccogliere anche i fiordalisi, i papaveri, le rose o anche la camomilla. Dunque i Cavalieri e le Dame di Parte Guelfa saranno liberi di scegliere i fiori più graditi seguendo poche raccomandazioni che non mancheranno certo di osservare. Ovvero dovranno rispettare la natura durante la raccolta delle erbe, eviteranno di raccogliere quantità eccessive di esemplari e non estirperanno le piante alla radice. Dopo il tramonto, una volta raccolte, erbe e fiori dovranno essere miscelati al termine di una speciale e solenne processione alla mezzanotte del 23 Giugno in un bel bacile di rame contenente acqua di Firenze, e quindi lasciati in infusione in Piazza della Signoria per tutta la notte, in attesa che la rugiada vi si posi sopra per donare loro le proprietà curative: l’ infuso acquisira così le sue proprietà magiche. La prima ora del 24 Giugno dunque l’Acqua di San Giovanni i convenuti si bagneranno le mani ed il viso in una sorta di rituale propiziatorio e di purificazione che porterà amore, fortuna e salute ed essere distribuita ai fedeli presenti.

Questa antichissima tradizione è rimasta radicata in molti popoli e quello fiorentino non fa eccezione essendo inoltre San Giovanni il patrono della nostra città e fermo protettore della salute dei propri devoti: “San Giovanni un vole inganni!“ e non a caso, fra i riti della festa fiorentina per eccellenza, quella appunto del patrono della città, fare abluzioni con l’acqua di San Giovanni, cioè la rugiada, era un’usanza davvero molto sentita. La “guazza” notturna, infatti, era considerata un farmaco miracoloso a difesa dell’integrità della persona perché in possesso di virtù curative, di fortuna e d’amore, grazie all’incredibile energia positiva ottenuta unitamente alle erbe e ai fiori. L’usanza consisteva nel raccogliere la rugiada passando dei pezzi di tela di candido lino sull’erba bagnata, per poi spremerli in un contenitore e, con quel liquido, detto anche la rugiada degli dei, al mattino lavarsi il viso o, se necessario, bagnare le parti doloranti del corpo per ottenerne la guarigione, far crescere i capelli, ringiovanire la pelle e preservarla dalle malattie. Si aveva anche l’accortezza di conservarne una parte in contenitori di vetro per usarla come acqua benedetta, fino all’anno successivo.

Il momento magico per ottenere il “talismano” in cui confidare, era la notte fra il 23 e il 24 giugno quando la rugiada acquistava virtù straordinarie grazie all’inizio della nuova bella stagione: il solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno, con la natura che giunge al massimo splendore e coincide con la natività cristiana di San Giovanni Battista, anticipatore del Cristo Salvatore. In questa notte detta di San Giovanni o di Mezza Estate, nelle campagne si aveva particolare cura di raccogliere l’Hypericum – il cui profumo somiglia a quello dell’incenso – che, pestato in un mortaio e unito all’olio d’oliva diveniva un unguento efficacissimo per la cura delle ustioni. I rabdomanti tagliavano rametti di nocciolo per farne quelle magiche verghette con le quali riuscivano a scoprire le sorgenti d’acqua. Le contadinelle strisciavano sull’erba bagnata dei prati infiorati le loro parti intime nella certezza di ottenere fecondità e bellezza. In quella notte, nel territorio collinare fiorentino veniva raccolta una varietà molto ampia di erbe officinali per preparare medicine come, ad esempio, la Camomilla da usarsi quale blando sedativo, il Tarassaco per beneficio biliare e antireumatico, l’Ortica diuretica e, per uso esterno, ottenere frizioni contro la caduta dei capelli, la Rosa canina quale antinfiammatorio e astringente intestinale, la Menta piperita e selvatica erbe ottimali per la digestione, il Timo come antisettico intestinale, la Melissa quale sedativo, la Malva come diuretico, la Nepitella contro i crampi di stomaco e l’Erba della Madonna per risanare ogni tipo di piaghe.

In tempi a noi non lontani a Firenze si usava gironzolare per tutta la notte, specialmente nelle periferie dove la vegetazione era maggiore, aspettando che la rugiada si raccogliesse addosso prima di fare ritorno a casa. Si ricorreva anche all’espediente di stendere panni e biancheria intima da indossare la mattina del 24. Anche Pietro Gori nella sua opera Le feste per San Giovanni scriveva: “Oltre alle erbe e ai fiori veniva tenuta in gran pregio la Guazza o Rugiada, di San Giovanni. Si girovagava per la città e per le campagne tutta la notte per aspettare la caduta di questa rugiada, alla quale si attribuivano proprietà prodigiose, principali fra esse quelle di salvare dai mali contagiosi, di sanare malattie degli occhi, di tenere lontane le fattucchiere e le loro malie. La rugiada si riceveva addosso, all’aperto, e si raccoglieva sulla biancheria e sui panni tesi negli orti, ai balconi, sulle torri e in catini pieni d’acqua, che si conservava tutto l’anno in apposite anfore per aspergersi nel mattino della Festa e usarla nelle benedizioni e scongiuri, come se fosse, veramente, acqua benedetta o fatata”. L’usanza collettiva, fortunatamente ancora conosciuta e da qualcuno privatamente praticata, era ed è quella di mettere prima della mezzanotte del 23 giugno dell’acqua in una catinella o anche in una scodella, petali di fiori spontanei ed erbe aromatiche che si hanno a disposizione, lasciandole per tutta la notte sul davanzale delle finestre, in giardino o nelle terrazze, al fine di associarle alla rugiada. Generalmente i petali più usati quelli della malva, dei papaveri, dei fiordalisi, delle rose, ginestre e margherite, unitamente con foglie di menta, salvia e ramerino.

Dall’anno 2022 l’Arciconfraternita di Parte Guelfa intende riportare alla luce in modo ufficiale e valorizzare questa bella tradizione recandosi con ampia partecipazione di Consorelle e Confratelli, mantellati nel classico verde bruno di Firenze, in processione nella Piazza Signoria dove, un antico bacile di rame, alla mezzanotte del 23 Giugno, viene colmato dell’acqua di Firenze e dai petali di fiori e delle erbe aromatiche nei colori dei quartieri fiorentini. Il bacile, salutato al grido di Marzocco, Marzocco, Marzocco, rimane a disposizione di Fiorentini e turisti finché non si esaurisce la sua magica Acqua di San Giovanni.

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